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Oggi affrontiamo un argomento che interessa i proprietari di una casa. Affittare è un operazione che dovrebbe prevedere un rischio minimo di perdite economiche, soprattutto in termini di tasse, perché un immobile è un investimento prezioso.

Chi intende locare un immobile a uso residenziale non deve sottovalutare il contratto di locazione in concordato: è caratterizzato da un canone calmierato, dura tre anni ed è rinnovabile per altri 2 anni, con il regime di tassazione a cedolare secca.

Il canone in concordato con cedolare secca è un vantaggio per tutti. Nelle zone centrali spesso i parametri dati dalle associazioni di categoria inerenti questa tipologia contrattuale determinano un abbassamento del valore dell’affitto, che, nel caso del contratto in concordato, è poco al di sotto del prezzo che si può ottenere facendo un contratto a canone libero. Tale diminuzione del prezzo dell’affitto, utile al locatario, non è per forza da demonizzare per quanto riguarda il locatore, perché corrisponde a un risparmio in termini di tasse.

Quali sono i vantaggi nella scelta del contratto in concordato rispetto ad un contratto a canone libero, entrambi con cedolare secca?

– una tassazione al 10%,  anziché al 21 %, il tutto ovviamente non cumulabile sul reddito personale;

– una riduzione del 25 % sulle imposte comunali che colpiscono la seconda casa;

– un vincolo temporale minore nei confronti del conduttore, il quale ha comunque il vantaggio di pagare un canone leggermente inferiore.

Il contratto in concordato con cedolare secca, dunque, comporta una maggiore flessibilità e dei costi minori, con la conseguenza di garantire il benessere della trattativa immobiliare.

Roberto Sette


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